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L'approfondimento economico

“Ho sempre detto ai miei studenti che il mestiere più bello è quello dell'imprenditore ma che per fare impresa bisogna prevedere, programmare e controllare”

La scuola deve insegnare a diventare imprenditori

Di Piero Cenerini
Di Piero Cenerini Dottore commercialista - Docente di Economia aziendale

Io ho sempre e per lunghi anni messo in stretto collegamento, come insegnante e consulente di impresa, la scuola e l'impresa e, come bolognese autentico, ho sempre conosciuto la fama dello Istituto Aldini e degli Istituti tecnici Bolognesi. Ma la scuola insegna a diventare imprenditori? (Ovviamente si intende che ogni considerazione va preceduta dalle parole: a m i o a v v i s o ) Direttamente, in generale, no. Non sono previsti nei programmi delle scuole superiori (licei e istituti ) nozioni sulla amministrazione economica dell'azienda, salvo ovviamente negli istituti per ragionieri. Indirettamente, sì e molto. Alcune piccole notizie sulla scuola italiana, prese dal vivo. Le scuole superiori in Italia sono ottime e forniscono agli studenti cultura e tecniche di apprendimento. I corsi di laurea per le varie materie hanno contenuti consistenti sufficienti a mettere in grado il neo professore di spiegare la propria materia. Gli insegnanti , ad eccezione delle maestre elementari, non studiano all'università la didattica: questa la imparano sulla pelle degli studenti, ma tenuto conto del fatto che prima di essere stati insegnanti sono stati studenti, se hanno volontà, la didattica la imparano. La maggioranza degli insegnanti è rappresentata da donne: la conoscenza profonda della materia, l'affetto per i giovani, fa sì che una insegnante sia quasi sempre una brava insegnante. Le scuole elementari sono eccellenti. Attualmente quasi tutte le maestre sono laureate, studiano alla università la pedagogia e prima di iniziare l'insegnamento fanno il tirocinio in classe. Le scuole medie inferiori sono schiacciate fra una scuola elementare efficiente e le scuole superiori. Un alunno delle medie inferiori trova poche nozioni nuove rispetto alle elementari e nei tre anni si annoia. Ha però assolto il compito di scuola dell'obbligo.

Le scuole superiori

Il liceo classico è il migliore Chi lo ha fatto ne va orgoglioso, può frequentare qualsiasi facoltà ma se deve piantare un chiodo lo pianta dalla parte della cappella! (un noto scrittore ha definito la mancanza di manualità “cretineria manuale“). Liceo scientifico: ottimo Istituto tecnico: ottimo Non abbia paura la mamma: l'insegnante di italiano e storia che insegna negli istituti tecnici ha la stessa laurea ed ha passato l'abilitazione all'insegnamento come l'insegnante del liceo scientifico. La cultura è presente anche negli istituti tecnici. L'insegnante guadagna poco ed è l'unico lavoratore che non ha il rimborso per le trasferte, che si paga la cancelleria compresa la matita rossa e blu e che telefona dalla scuola con il proprio telefono. Io ho sempre insegnato con riferimenti a problemi concreti della azienda, non dimenticando però la teoria. Per essere chiaro sul concetto di cultura, dopo aver fatto vedere agli allievi registri, bilanci concessi in visione da un imprenditore, finivo per dire che comunque “ l'italiano e la storia sono le materie più importanti.”
Ho sempre detto ai miei studenti che il mestiere più bello è quello dell'imprenditore ma che per fare impresa bisogna prevedere (non quello che accadrà ma quello che vogliamo che accada), programmare e controllare (il budgetary control, per intenderci ). Per favorire l'incontro con la impresa la scuola ha cercato, non sempre riuscendoci contatti con l'impresa: i dirigenti di azienda e o l'imprenditore vanno a fare lezione di impresa a scuola (ma hanno poco tempo ); l'insegnante porta gli studenti nella impresa, ma se ciò avviene durante le ore di lezione rimane indietro con il programma, se lo fa fuori dalle ore di lezione, non viene pagato. Ecco perché va visto con grande apprezzamento il progetto didattico Move your future che ha avuto inizio fra l'Istituto Aldini Valeriani e la Cna di Bologna e l'Ecipar di Bologna. (E nel 2015 si è sviluppato nel progetto “Verso il futuro” che ha coinvolto una decina tra licei e istituti, ndr). Progetto tendente a realizzare vie di fattibilità per nuove iniziative imprenditoriali o al miglioramento di quelle esistenti. Importantissimo il tirocinio in azienda. Per parlare delle Aldini Valeriani traduco letteralmente dal dialetto bolognese: soccia lui li è uscito dalle Aldini, adesso te lo dico (socmel lu lé lé gnò fora dal Alden, alla ades a tal deg, con la mano destra rigorosamente appoggiata alla parte sinistra della bocca). Le Aldini Valeriani hanno fatto scuola (dal 1844) a tutti gli altri Istituti tecnici industriali soprattutto della città, ma praticamente in tutta Italia. A Bologna le Aldini sono una istituzione. I diplomati non mettono nel campanello il loro cognome preceduto dal titolo perito, come ad esempio succede per i ragionieri e i geometri. I Periti sono dei signori e basta, come in Francia che sono tutti monsieurs. Parecchi diventano dirigenti di azienda, qualcuno si becca il titolo di ingegnere, honoris causa. Le Aldini sono un pezzo da museo, i banchi di una classe e alcuni strumenti di lavoro sono al Museo del Patrimonio Industriale di Bologna. (via della Beverara, facile il parcheggio).
Ho assistito per anni a convegni o a riunioni di imprenditori che denunciavano anche in questo periodo di crisi la mancanza di periti industriali. Ho sentito una volta il preside di un istituto tecnico che lamentava di non avere qualche nominativo anche di classi non terminali di ragazzi disposti a fare uno stage e lo diceva con rabbia! Le Aldini sono state celebrate anche in una simpatica canzoncina in dialetto bolognese da Fausto Carpani. Il cabarettista accompagnato dalla sua chitarra racconta con tono fluente e tambureggiante gli anni passati sui banchi delle Aldini dagli elettricisti, dai meccanici, dai chimici, dagli edili.

mailto:pierocenerini@outlook.it

Quando nel 1972 entrai nella Cna, il ragionier Chelli era il responsabile dell'ufficio tributario, incaricato di organizzare l'impianto della contabilità Iva e la dichiarazione dei redditi di quasi ventimila associati, mentre io ero stato chiamato a fare consulenze a questo ufficio. Rimasi impressionato del tuo impegno, della capacità organizzativa, della efficienza della intera struttura e della calma con la quale affrontasti questo gravosissimo incarico. Mi mandasti tantissime sere a spiegare ad assemblee affollate le novità fiscali. Sapevi comandare: con l'esempio, la professionalità, con il dono della riconoscenza: blandivi il mio orgoglio... e poi la botta finale: “ sai ci sarebbero questa settimana altri tre incontri “... e io andavo felice, il tutto a favore della tua Cna. Nell'agosto del 1973, terminato con successo gli adempimenti fiscali passammo qualche giorno insieme in Jugoslavia con le rispettive mogli. Capitati per caso in un'isola di nudisti ammainammo la bandierina italiana del mio gommone per non farci dire: “ i soliti italiani guardoni” trovammo naturale darci del tu...e da allora è nata la nostra amicizia. Poco dopo fosti nominato amministratore della società che mi portò a lavorare ancora sotto di te, con te e anche sopra di te. Sì, anche sopra di te, perché io venni nominato Revisore dei conti e come tale controllavo la tua amministrazione. Il revisore non sempre riesce a scoprire qualche marachella dell'amministratore, ma la sua presenza, il fatto che possa mettere le mani sulla contabilità, verificare la congruità della spesa, è un forte deterrente al compimento delle irregolarità e a volte una spina nel cuore per chi spende il denaro di una Associazione. Con il tempo il Revisore acquista fiuto e orecchio che lo mette in grado di capire se l'amministratore è onesto o disonesto. Ed io sentivo il profumo della tua onestà. A volte sei stato incaricato, quando eravamo già amici, di concordare con me il mio compenso. Poteva per me essere una fortuna; era al contrario un incontro durissimo ove nulla veniva concesso in più di quello che io potessi dare e nulla veniva lasciato indeterminato. Sei stato un formidabile cercatore di funghi. Qui la tua amicizia raggiungeva limiti inimmaginabili. Mi portavi sul posto che avevi trovato dopo giorni di solitaria ricerca: più di una volta ho percepito che tu facevi finta di non vedere un porcino per farlo raccogliere a me. E a volte trovavo nel mio cestino funghi che non ricordavo di avere raccolto. Con tono didattico mi invitavi a lasciare nel bosco i porcini di piccola dimensione, per gli altri. Tu non raccoglievi i fiori di montagna e li lasciavi alla vista degli altri frequentatori del bosco. Ah scordavo! Nel tuo ruolo di amministratore sei stato fortissimo. Sapevi prevedere le spese ed entravi in consiglio con programmi finanziari di fattibilità. Il Presidente, prima di una scelta gestionale, voltava il capo verso di te per vedere se tu davi l'OK. Alla fine della riunione il Presidente aveva il torcicollo.

Ti ricordi quando nel corso della costruzione della torre al terzo piano vennero a mancare dei soldini? Poi con la pensione hai trovato naturale seguire, si può ben dire amorevolmente, i tuoi pensionati artigiani. Lo hai fatto tanto spontaneamente e con tale piacere che sempre mettevi a proprio agio la persona che ti ascoltava. Per tutti non sei stato solo una brava persona ma un grande personaggio. La sera che ha preceduto il funerali Marta e Marco mi hanno chiamato ad una veglia. Non trovo le parole per definire quell'incontro. Eravamo una ventina, molti gli amici di Marco ed altre fortunate persone. Tua nuora ha preso la parola e ci ha fatto dire una preghiera. Che brava è stata a portarti alla fede! (certo però che il terreno era fertile perché tu hai avuto sicuramente un senso religioso della vita). Il giorno dopo la chiesa non conteneva tutti, sembrava il funerale di un super pio della parrocchia! Gli amici di tuo figlio avevano tutti qualche cosa da dire e via un “piangolino“. Uno ha raccontato che quando andavi a prendere da scuola Marco portavi a casa anche lui ma in quanti l'abbiamo fatto e nessuno si è poi messo a piangere! Mi è piaciuto l'elogio che ti è stato fatto da una condomina: “ bravo, gentile, disponibile, generoso, mi dava di tutto, mi chiedeva se avevo bisogno...e più ne ha più ne metta! Ma non si dice in giro che tutti i condomini diventano in assemblea condominiale dei delinquenti! Ed ora cosa fai ? Io lo so. I Santi sono degli individualisti: Santa Lucia è per la vista, Sant'Antonio è il Santo degli animali, Santa Rita per gli studenti ecc. ecc. ed hanno bisogno di essere organizzati e coordinati fra di loro. Farai delle riunioni, se qualcuno abita lontano lo andrai a prendere come hai fatto sulla terra per i tuoi artigiani e se mancano delle sedie ti alzerai per procurarle. E per tutto quanto hai fatto e farai noi ti vogliamo bene e ti ringraziamo.